Pane di Grano Duro

Eccomi

Utente: IdaKrot
Nome: Ida Gallo

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lunedì, 11 maggio 2009





Quello per il sud...
è un amore formatosi con me
nel grembo di mia madre, nato così ,come seme
portato dagli uccelli dentro un campo.
Forse per questo è tenace, forse anche cieco
 e testardo come certe piante che per quanto tu le tagli
rinascono e ti mostrano la linfa nei rami semimorti.
Dapprima questo mio sud era circoscritto e si sarebbe
esteso tutt'al più ,oltre a Crotone, al paese di mia madre
 e alla Sila.
Era questo il mondo fino ad un certo punto della mia
 esistenza bambina, l'unico pensabile ed esistente,
forse come per ogni ragazzino.
Nel primo anno della scuola elementare mi resi conto
invece che questo mio mondo colorato fosse molto ristretto
poi, almeno a rappresentarlo su una carta geografica
e imparai che esisteva un sud e un nord anche,
uno relativo e in rapporto ai paesi che conoscevo e
un altro lontano e sconosciuto e pure un est e un ovest.
Sapevo e prima  che sedessi dietro un banco, dell'esistenza
dell'Unione Sovietica come effetto della guerra fredda e
  della tensione conseguente, almeno per quello che agli occhi
della maggior parte, rappresentava il comunismo e non solo
quello sovietico.
Ben incise sono ancora certe mattinate in piazza Pitagora,
sotto il podio fascista non ancora demolito, quando
l'altoparlante comunicava i risultati elettorali, nonostante
la larga maggioranza su cui contasse la democrazia
cristiana, s'avvertiva nell'aria e sui visi degli adulti che
guardavo con gli occhi all'insù, una sorte di timore nel
rilevare gli aumenti dei seggi del Piccì'e la soddisfazione
  invece del sindaco Messinetti,comunista e medico dei poveri.
Pareva che alcuni li vedessero quei cosacchi..
cavalcare sui destrieri proprio dal Cremlino ,
come spinti per qualcuno ad un saccheggio, mentre altri
aspettavano gloriosi col fazzoletto rosso al collo ed un garofano
altrettanto porporino agli occhielli delle giacche.
Anni quelli che... a raccoglierli nel pugno e ad odorarli...
sapevano di arancia, con la buccia grossa e così carica
di "spirito" che a strizzarla ingigantivano la fiamma
nella brace.
Mio padre a tavola sbucciando "i portuvalli" ne faceva
occhiali freschi da indossare per me e le mie sorelle,
a primavera, invece erano orecchini di ciliege che ad
una ad una sparivano voraci nelle bocche.

Postato da: IdaKrot a 17:17 | link | commenti (30) |
divagazioni, \scritto breve

martedì, 28 aprile 2009




Schegge/Appunti di viaggio




Un viaggio
e ti ritrovi  tra le dita ,nelle mani, frammenti che
non avresti mai creduto potere rinvenire.
Pezzi staccati dagli anni abbandonati e forse tornati poi da
dove erano venuti.
Soli in pochi  li avevano notati, accarezzati e trattenuti
come dentro il pugno, perché si credeva che sarebbero rimasti
sempre là, dove erano stati, come erba di cardo e di finocchio.
Invece il tempo passa...e tutto cambia,a meno che  tu non
 lo protegga,con il corpo, con la pelle, con la forza delle braccia,
 svanisce come il sogno insieme all'essenze che l'hanno contenuto.
Se poi l'abbandoni e vai oltre, è un labirinto con un'uscita non prevista,
non é detto che poi vivi, respiri solo e parli  ma le parole col peso
che hanno le parole ,ti ritornano, come a rimbalzo.
"Quel tempo abbandonato" frastagliato dalla luce si é sparso,
tutto ad
un tratto come erba sulla quale camminare, a piedi nudi,
a Marrakech

tra carrozzelle trainate da cavalli e asinelli dagli occhi mansueti,
  gente pur coperta da veli e caftani ma con gli occhi scoperti
come fuochi ardenti e sorrisi che erano risposte a bisogni profondi
come pozzi.
Salaam-aleikum Marrakech,
con la mano destra posata sopra il cuore.

Postato da: IdaKrot a 18:23 | link | commenti (16) |
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martedì, 06 gennaio 2009





E invece si poteva andare  fino al mare  al pomeriggio,
pure se ad allungare un poco il collo lo si sorprendeva
pure da lì, come fiume nel suo letto azzurro.
Si poteva, col desiderio sempre acceso e addosso
l'euforia come fosse sempre nuova la giornata e la prima,
come per chi viene da lontano e dopo molto tempo.
A tagliare per il mercato con i banchi smantellati
la strada era ancora più breve, ci trovavi sospesi ancora
gli odori un po' aciduli e tutti mescolati, poiché i mercati
conservano sempre quello che é stato e  la vita
non puoi stiparla dentro una cassetta.
"Quella" se ne sta come sospesa e  non solo dentro agli
occhi ma nelle parole che devi ancora pronunciare
anticipa i tuoi passi, ti porta a sobbalzare pure se
 sei stanco e sembra che non ce la faccia a camminare.
Poi arrivi... al mare dico, anche se ne sei come circondato,
spingendo solo una porta col vetro che riflette l'onda.
Zia Maria se ne sta ancora lì, con la vestaglietta a fiori
rossi, per un poco solo addormentata sopra un fianco,
pure se al posto  della stanza...adesso c'é il museo del mare.

Postato da: IdaKrot a 11:31 | link | commenti (27) |
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giovedì, 20 novembre 2008







Ricordo quel sapore, forse era diverso, forse succoso e intenso,
tanto che la bocca era come tinta dall'umore rosso dei suoi
semi.
Magari era per la sete o per il desiderio oppure era la vita che
s'ffacciava avida alla soglia, o invece erano i sorrisi
come carezze, sui volti delle donne appena oltre le porte
o gli occhi dentro  cui saresti potuta sprofondare, senza temere
vortici svuotanti.
Erano la mia attesa e l'appartenenza, credo.
Eppure tornava a sera il ragazzetto tutto impolverato
dalla calce tanto che potevi a fatica intuire il biondo dei
capelli, semichiusi gli occhi e d'un azzurro carico come
certi cieli meridionali soltanto.
Stanco si buttava e all'indietro sopra al letto a prendere
carezze dalla madre, un Ciaula ancora più piccolo che
 aveva ben fissata la luna dentro agli occhi.
   

Postato da: IdaKrot a 17:30 | link | commenti (17) |
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giovedì, 23 ottobre 2008
Ritorno





Dapprima solo lettere scritte su un cartello, ti fanno
rimbalzare e poi tutto in un momento, si catapulta il
corpo come fossi ragazzina.
La testa sospesa verso il basso, una terra ora rossa  ora
marroncina, brillante e calda a contatto con il sole che
sbuca da un cielo tutto blu, il resto della figura come
sparpagliato tra il porto e il capo con l'unica colonna
del tempio su arroccata.
Sembra che poi sia stato da sempre in quella posizione,
 forse per comprendere tra braccia e tronco e arti, non solo
la baia nel suo mare, ma pure l'entroterra tra odore di basilico
e di anice e quella fragranza del pane che cuoce dentro
i forni.
A ripercorrerle le strade dell'infanzia ti liberi di un peso
tra collo e spalle, come a portarti addosso fosse il tempo
trascorso in attesa di tornare.
Eppure batte dentro il petto la paura che il castello ti
guardasse indifferente e pure il vicolo dentro cui t'infilavi
piccolina,  correndo con le amiche.
Ma i luoghi l'avevano capito e invece di mostarti un viso
corrucciato,hanno porto in avanti labbra e guance,
come volessero baciarti.

Postato da: IdaKrot a 16:05 | link | commenti (12) |
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lunedì, 22 settembre 2008





Svegliarsi al mattino, ora che il tempo si é come dilatato
divenendo vischioso e attaccaticcio, é come sciogliersi
 da un abbraccio caldo e consolante per poi calarsi
in una gabbia, spaziosa forse e con le porticine
che potrebbero  anche spalancarsi ma che per infinite
ragioni rimangono serrate.
Non manca il cibo né l'acqua e pure un'altalena
per avere  la sensazione di un volo, anche se mozzato.
Eppure che senso di vertigine quando ciò che si rimescola
nel cuore, tra onde infuriate, cieli luminosi e vigori
quasi a lacrimare, cozza con quella calma invece
 piatta del fuori monotono, senza sbuffi e vaporosità,
 né calore o colore.
Perchè tu ti senti tavolozza di tinte neanche
 mescolate,  giallo o arancio e rosso porpora o
ancora azzurromare, colori traboccanti
senza tele su cui posare pennellate,
pensiero non concretizzato o condiviso,
neppure intrecciato,rimasto integro e
ancora avviluppato.
Iniziato ancora nell'infanzia neanche adolescenza
quando come fitta ragnatela si arrampicava
 tra gli alberi  e i muri delle case,sui volti alteri,
tra le mani nodose e affaticate e negli occhi acuti
ed appuntiti  che leggevi come fossero parole.

Postato da: IdaKrot a 10:57 | link | commenti (11) |
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martedì, 09 settembre 2008




Vicoli/
due

Ti domandi
se sia rassegnazione quella che leggi
sui volti di donne e uomini seduti davanti alle porte
delle case, magari ereditata dagli avi che hanno
sempre lottato  contro Turchi, Normanni
e pure gli Angioini, convissuto coi Borboni per poi,
una volta "lberati",finire sottomessi ad un governo
piemontese di un'Italia appena rattoppata.
Perché tra un re Ferdinando, un Franceschiello e pure
uno travicello"Ntoni e Rosinedda" dovevano tenere
stretti i pugni  nelle tasche per mantenere stipata
la rabbia e pure l'orgoglio di essere costretti ad
elemosinare un pezzo di pane e  uno anche di quella
terra che si perdeva in distese oltre le colline
o il mare, per seminare  qualcos'altro oltre alla pazienza
già sotterrata qua e là tra il grano e i semi d'orzo.
Contro gli abusi ed i soprusi, sempre ad aspettare,
e a credere che a furia di lottare, potesse arrivare 
oltre alla luce delle stelle anche quella che camminava
lungo i fili fino alla casa del padrone e la terra
che si andava  promettendo, solo per tenere in freno
 il ribollire della rivolta,
 una volta constatato che il grano a macinarlo
si spendeva il doppio.
Eppure la fame la si teneva a bada  soltanto col pane
 ed una cipolla rossa.
Perché poi a ribellarsi si finiva coll'essere sparati
proprio dentro il petto, come a Bronte, le mani legate
e il sogno della libertà ancora impresso dentro
agli occhi.

Postato da: IdaKrot a 11:48 | link | commenti (14) |
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giovedì, 28 agosto 2008



Vicoli.


Ad
infilarti nel vicolo, a volte ci senti il profumo del bucato
e lo stridìo della carrucola per far spazio sul filo
ad altri panni ancora.
Dentro ci si nasconde il vento, sbuffa tra le maniche
 d'una camiciola poi  la risucchia tutta e riappare come vela
 bianca bianca in un cielo che potrebbe confondersi col mare.
Nel basso dalla porte quasi sempre verdi si smuove  la tenda
linda nelle trine e c'intravedi un dentro angusto e buio
 come certi pensieri appiccicati nella testa, pure se tenti
 di scacciarli ad uno ad uno.
Un antro in cui s'é consumata una vita intera intera
 fra lo strillo di un bambino, un sugo che ribolle sulla fiamma
 e lo sbattere di una porta per il troppo sopportare.
  In attesa di qualche miglioria, confidando ora nell'aiuto
di qualche santo con tutti i cherubini, ora in qualche altro
più triviale che in cambio di un voto assicurato,
 ha riempito gli occhi cavi di promesse che
 stanno tutte ancora lì, ad aspettare.

Postato da: IdaKrot a 10:27 | link | commenti (9) |
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sabato, 09 agosto 2008




E poi
se perdi, riprovi la stessa sensazione, oggi come ieri.
Persino l'inizio dell'evento si assomiglia,quella partenza
come corsa, la forza impressa nell'efficacia muscolare,
contratti il cuore e pure i denti come quando ti concentri
e predisponi corpo e mente verso il traguardo.
Non é mai questione di aver fretta o di voler bruciare le
tappe del percorso,si sa che ti devi armare di pazienza
e sopportare, a volte, cieli così bassi per nuvole avvolgenti,
da doverti far spazio pure con le mani.
Non é nemmeno questione di pensare alla vittoria da
stringere con tutte e due le mani, ma di attesa che riponi
in tutti gli spazi del tuo corpo, calda e appassionata ,
come certi raggi lucenti a mezzogiorno, ma mai
ripagata dagli effetti, pure se così mescolata col tuo
sangue ,che ti faresti crocefiggere, anche se poi finiresti
dimenticata sopra un colle.
E' che, tutte le volte, sei pronta lì alla partenza, in attesa
di quel via, verso la giustizia, contro il capitale  e ad
afferrare quei diritti da tenere ben stretti tra le dita ,come
dei papaveri teneri e leggeri.

Postato da: IdaKrot a 14:03 | link | commenti (11) |
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mercoledì, 09 luglio 2008




Luoghi
come incavi e prominenze del corpo, solchi
 profondi sulla pelle.
Camminarci é come accovacciarsi in un'impronta .
Ti prende per mano un vento leggero come soffio
alitato da bocca innamorata, un sospiro appena
ventilato per smuovere un poco soltanto, magari
un ciuffo di capelli e.. farti socchiudere appena
 appena, gli occhi.
Hanno piacere a risentire il passo e  si accorgono
che l'ami e, sentendosi voluti, esprimono il brivido
del corpo con uno scrollìo leggero degli arbusti
di malva , mirto e biancospino.

Postato da: IdaKrot a 20:21 | link | commenti (19) |
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